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I Vini

Dal Sangiovese alla Malvasia, il Patrimonio Enologico dell'Emilia Romagna


21 DOC, la più antica DOCG bianca d’Italia, 9 IGT e circa 6 milioni di ettolitri prodotti (dopo il Veneto, la maggiore produzione di vino in Italia). È il retaggio vinicolo dell’Emilia Romagna, terra sulla cui superficie “corrono” i filari di quel Lambrusco che tutto il mondo tenta invano di imitare e di quel vitigno, il Sangiovese, a cui devono la loro fortuna toscani del calibro di Brunello di Montalcino e Chianti.

Ma è anche terra di Albana (prima DOCG bianca d’Italia), Trebbiano, Malvasia, Pignoletto, Gutturnio, Fortana, Ortrugo: un patrimonio enologico tutto da scoprire anche attraverso l’abbinamento ai ricchi ed eterogenei sapori della tavola dell’Emilia Romagna.

Grazie alla varietà di paesaggio che la caratterizza (nei 200 km. di estensione da ovest a est si incontrano paesaggi montuosi, collinari, di pianura e marittimi, ciascuno dei quali con un terreno e microclima specifico), l’Emilia Romagna offre una produzione vinicola ricca ed articolata. Sei le principali aree produttive: i Colli Piacentini, quelli di Parma, le Terre del Lambrusco, i Colli Bolognesi, il Bosco Eliceo e la Romagna.

A fare la parte del leone dal punto di vista produttivo sono Sangiovese e Lambrusco.

Il primo, caratterizzato da un colore rosso rubino con riflessi violacei, da un profumo di viola e di mora, ha sapore secco, equilibrato, con tannini setosi. È tra i vitigni italiani più diffusi, i cui filari coprono l'11% della superficie viticola nazionale. Si abbina bene a piatti a base di carni rosse, arrosti misti e grigliate, a primi piatti di pasta secca o ripiena con sughi di carne e pomodoro, a Parmigiano e Grana stagionati e Formaggio di Fossa, ma è ottimo anche come accompagnamento a piatti di pesce arrosto. Si tratta di un vino di antica tradizione nelle campagne di Romagna, dove era oggetto di usanze come quella di versare un bicchiere di Sangiovese ai piedi di una vite la mattina di Natale affinché la vigna ne producesse, per imitazione, in grande quantità. Perfino l’origine del suo nome si perde nella leggenda: sul "Monte Giove", collina che si trova presso Sant'Angelo di Romagna (frazione di Gatteo Mare, FC), un tempo si trovava un convento di frati cappuccini, che tra le altre cose coltivavano la vite e producevano un favoloso vino rosso. Un giorno i frati ricevettero la visita di un illustre rappresentante del clero e gli offrirono, come d’uso, il proprio vino. L’ospite gradì a tal punto il rosso nettare da voler sapere come si chiamasse, mettendo i frati in imbarazzo poiché non avevano mai pensato di dargli un nome. Uno dei monaci, però, con prontezza di spirito disse che il vino si chiamava Sanguis Jovis (Sangue di Giove), nome che nei secoli si mutò in "Sangiovese", o, in dialetto, “sanzve’s”.

Quanto al Lambrusco, sono eloquenti le parole di Mario Soldati nel 1970: "Il Lambrusco, nella sua creduta umiltà, assomiglia così allo champagne". Di "Vitis labrusca" (un vitigno selvatico) si parla fin dall'epoca romana. Con il termine "Lambrusco" si indica una famiglia di vitigni di matrice comune, da sempre coltivati in Emilia, in particolare nelle province di Reggio Emilia e Modena, in parte a Parma, sconfinando nel Mantovano. La caratteristica principale del Lambrusco è quella di essere un vino fresco, beverino, naturalmente frizzante, che nella tradizione andava incontro ad una rifermentazione spontanea in bottiglia nel periodo primaverile. Curzio Malaparte lo definì "il più garibaldino del mondo, il più generoso, il più libero e il più italiano dei vini; un vino che, tra l’altro, per le sue eccezionali caratteristiche digestive e sgrassanti sembra fatto su misura per i piatti della sapida cucina emiliana. Un tempo noto soprattutto come vino dolce, oggi il Lambrusco sta ottenendo consensi e riconoscimenti importanti in particolare nella sua versione secca.

L’Albana, DOC nel 1967 e primo bianco ad ottenere la DOCG nel 1987, è per antonomasia il vino della festa e dei riti in Romagna. È il vino che ancora oggi si offre all’ospite e del quale, fino a pochi decenni fa, si preparavano sei bottiglie quando nasceva una bambina perchè le stappasse il giorno del suo matrimonio. Coltivata tra Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena, dalla vite di Albana si ottengono 6 tipologie di vino: secco, amabile, dolce, passito, passito riserva e spumante.

La produzione enologica dell’Emilia Romagna è "in mostra" all'Enoteca Regionale Emilia Romagna (Dozza, Rocca Sforzesca, tel. +39 0542 678089), fondata nel 1970 e che oggi conta 243 associati tra produttori di vino, aceto balsamico e distillati, enti pubblici, consorzi di tutela e valorizzazione, associazioni rappresentative dei sommelier della regione. Ospitata nella bella Rocca di Dozza, proprio al confine tra Emilia e Romagna, l’Enoteca organizza degustazioni, eventi e laboratori dedicati a professionisti, operatori e semplici appassionati. Enoteca Regionale Emilia Romagna ha anche diverse sedi decentrate, due in Romagna – il wine bar affacciato sul lungomare di Riccione “Gustavino” e L’Osteria di Casa Artusi, a Forlimpopoli, e una in Emilia – nel borgo storico di Castelvetro. Sono invece tre le enoteche ufficiali della Romagna, dove poter assaporare le migliori produzioni di Sangiovese, Albana, Trebbiano e Pagadebit. A Bertinoro, zona vocata per la produzione dell’Albana, c’è la Ca’ de Bè (Piazza Libertà, tel. +39 0543 445303), che dispone di uno splendido balcone da cui godere del panorama che corre fino al mare, mentre a Ravenna un antico palazzo del 700 ospita la Cà de Ven (Via Corrado Ricci 24, tel. +39 0544 30163) e a Bagnacavallo, affacciata su una suggestiva piazza chiusa, si trova l’Osteria di Piazza Nuova (Piazza Nuova, tel. +39 0545 63647).

Dal 24 Settembre 2009 l’enogastronomia emiliano romagnola ha una casa a Francoforte. Si chiama InCantina ed è a un tempo enoteca, gastronomia, wine bar e spazio eventi. Nata al fine di promuovere la cultura del prodotto emiliano romagnolo e dell’abbinamento con i vini della regione, InCantina propone menu di stagione, vini selezionati con cura, personale emiliano romagnolo a “raccontare” il territorio.

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